Palificata viva

INTRODUZIONE


Queste strutture, chiamate in varia maniera in letteratura (palificate di sostegno, opere miste in legname e pietrame, "arcie", "bragheri", "musse", "caselle") sono state da noi utilizzate per il consolidamento di fenomeni franosi mediamente profondi, nella parziale ricostruzione dei versanti e come opere di contenimento al piede dei riporti.

Sono strutture autoportanti e capaci di sopportare piccoli assestamenti del terreno senza subire alterazioni strutturali e risultano più efficaci delle gabbionate, delle scogliere e delle murature, soprattutto dove il terreno non consente un appoggio sicuro delle fondazioni dell'opera.



TECNICA COSTRUTTIVA


La costruzione è piuttosto semplice e può essere effettuata da operai non specializzati, perché supportati da un'accurata direzione dei lavori. Come materiale viene utilizzato tondame di larice scortecciato con diametro variabile da 15 a 35 cm. Dopo aver effettuato lo scavo del piano di posa con un'inclinazione verso l'interno del 10%, eseguito a mano o con un mezzo meccanico, vengono disposti in successione i tronchi longitudinali, paralleli al pendio (travi) e quelli trasversali (ucie) distanti l'uno dall'altro 1.5-2 metri.

I tronchi vengono collegati l'un l'altro tramite chiodi in tondino di ferro (diametro minimo 10mm) o cambre, una volta approntato un piccolo incastro nel punto di raccordo tra tronchi. Le dimensioni delle opere sono molto variabili a seconda del tipo di dissesto, ma generalmente si mantiene una profondità dell'opera di 2 metri e un'altezza non superiore ai 3 metri.

La scarpa minima del parametro esterno non deve essere inferiore al 10%. Il riempimento viene effettuato con il materiale del posto, purchè abbastanza drenante. All'interno della struttura, sistemate sui tronchi trasversali, vengono posizionate, in fase di riempimento, talee di salice e piantine radicate lasciandole sporgere 58-10 cm. Le piante crescendo sostituiscono il legname quando questo sarà marcito; inoltre dopo l'attecchimento subentra un'attiva sottrazione idrica dovuta all'attività vegetativa delle piante stesse.



Esistono numerose varianti allo schema sopra proposto, che vengono qui semplicemente elencate:

Read More per aumentare la funzione drenante dell'opera, questa può essere riempita con pietrame e sassi;
Read More se il materiale di riempimento tende a scivolare ed uscire dalla struttura, si può intasare il paramento anteriore e posteriore con fascine di ramaglia;
Read More per garantire un maggior ancoraggio e stabilizzazione dell'opera, questa può essere fissata al terreno con una serie di pali verticali in legno o in ferro;
Read More in aree urbane il legname di larice può essere sostituito con altro materiale, come ad esempio traversine ferroviarie o tondame lavorato e trattato in autoclave;
Read More quando non è necessaria un'elevata funzione portante dell'opera, questa può essere costruita con la sola parete anteriore: i tronchi trasversali verranno semplicemente conficcati a forza nel pendio;
Read More per aumentare la resistenza allo scivolamento, gli elementi trasversali vengono disposti non perpendicolarmente a quelli longitudinali ma obliqui e in senso opposto tra uno strato e l'altro.

CALCOLI STATICI


Le palificate in legname e pietrame sono soggette a quanto stabilito dal D.M. 11 marzo 1988 (L. 64\1974), il quale stabilisce che anche queste strutture, quando fungono da opere di sostegno, devono essere preventivamente calcolate.

Il calcolo e la verifica di stabilità vengono eseguiti utilizzando i normali metodi ingegneristici applicati per i muri di sostegno, ovviamente utilizzando un programma al calcolatore.